"the problems we all live with" di norman rockwell

venerdì 16 settembre 2011

REALTA' SURREALE

Ho sempre più paura di non accorgermi più di quanto sia irreale la realtà di questo Paese...
Siamo noi la terra dove tutto è possibile, ma secondo una formula deforme e ridicola del sogno americano

Quale di queste notizie elencate con la solita verve da Michele Serra è sicuramente falsa ?
E qual è invece la più incredibile...pur essendo vera ?

Quello che è falso o impossibile oggi, potrebbe diventare vero e reale domani.

Mi ricordo un procuratore svedese che, dopo avermi fatto alcune domande sulla situazione dell'Italia, mi\si chiedeva se la Svezia era più avanti (in quanto più civile) o se eravamo noi italiani, purtroppo, ad essere avanti e a rappresentare il triste e decadente approdo di questa società consumistica e dell'apparenza.

L'AMACA di Michele Serra
La Repubblica - 16 settembre 2011
Il domestico peruviano di Lavitola, Rafael Chavez detto "Giuanin", passava personalmente da Palazzo Grazioli, dimora privata del nostro capo del governo, a ritirare buste piene di contanti. Il nostro capo del governo è fidanzato con una ventenne montenegrina che quando ha gli attacchi di gelosia si lancia per le scale ruzzolando. La modella colombiana Debbie Castaneda, dell´entourage del nostro capo del governo, è stata nominata consulente di Finmeccanica. Valter Lavitola è socialista e dirige l´Avanti! La contorsionista egiziana Yamila è stata inviata in dono dal nostro capo del governo al sultano dell´Oman dentro un baule damascato. Il Senato della Repubblica, confermando un precedente pronunciamento della Camera, ha votato a maggioranza un documento nel quale si sostiene che il nostro capo del governo, quando ha telefonato alla Questura di Milano, era preoccupato per le sorti della nipote di Mubarak. Il nostro capo del governo per fare alcune telefonate ha utilizzato una scheda telefonica intestata al cittadino peruviano Ceron Caceres. Il nostro capo del governo, in una conversazione privata, ha definito il cancelliere Merkel "una culona intrombabile". Il premier turco Erdogan rifiuta di incontrare il nostro capo del governo perché è turbato dal suo comportamento privato.
Una sola di queste notizie è sicuramente falsa. Sapreste dire quale?


mercoledì 14 settembre 2011

La lezione di Bonatti


E' morto Walter Bonatti. 
Resta la sua lezione :

"La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo. Se praticata in un certo modo è una scuola inclubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non accade sempre nel quotidiano. Se io dunque traspongo questi principi nel mondo degli uomimi, mi troverò immediatamente considerato un fesso e comunque verrò punito, perchè non ho dato gomitate ma le ho soltanto ricevute. E' davvero difficile conciliare queste diversità. Da qui l'importanza di fortificare l'animo, di scegliere che cosa si vuole essere. E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l'altra. Naturalmente il prezzo da pagare per rimanere fedele a questo ordine che ci si è dati è altissimo."

...e se oltre a diminuire il numero dei parlamentari li mandassimo anche a fare un pò di sano escursionismo... ? vedi mai che...


sabato 10 settembre 2011

poveri evasori !

Il Governo cerca di rilanciare la lotta all’evasione e si lancia anche in un minaccioso monito: In carcere chi evade oltre 3 milioni di euro! E chi ne evade 2 milioni e 999mila? Una tirata d’orecchie? Una candidatura alle regionali? Battute a parte, ci sono molte ragioni di irrazionalità e perplessità in questa questione della lotta all’evasione, uno dei grandi colossali scandali di questo Paese a cui sembriamo ormai abituati.

1) Quale credibilità può avere una lotta all’evasione lanciata da parte di chi ha un passato poco limpido (il nostro presidente del Consiglio, tra le altre cose, si è avvalso della facoltà di non rispondere quando i pm antimafia nelle indagini su Dell’Utri gli chiedevano da dove provenissero i contanti confluiti nelle casse delle sue imprese)?

2) La repressione non basta se prima non si ricostruisce un minimo di rispetto e condivisione per i servizi pubblici (e per il lavoratore pubblico); e invece veniamo da anni di dichiarazioni irresponsabili che giustificavano o strizzavano l’occhio agli evasori; e di insulti a chi lavora nel pubblico (fannullone a prescindere).

3) Il carcere non è di per sé una soluzione, serve solo come slogan. Il punto è la lotta preventiva e poi dare strumenti forti per recuperare il denaro sottratto alla comunità, magari subordinando l’estinzione del reato alla restituzione del maltolto con gli interessi (una sorta di cauzione nei reati economici, per intenderci).

4) Perché questa lotta all’evasione pare essere lanciata solo in fase di ritocco della manovra bis estiva (già frutto di pressioni forti europee)? Non dovrebbe essere normale e urgente e dovuto che vi sia una tolleranza zero per l’evasione?

5) La vera svolta in Italia consisterebbe nel far emergere anche i “piccoli” evasori (quelli che evadono solo 2 milioni e 999mila euro, poveracci, in qualche modo devono pur campare!): perché non si osa provare a introdurre il principio della detraibilità? Oggi si risparmia se non si chiede la fattura, domani si risparmierebbe solo chiedendola! Cosa spaventa di questa rivoluzione dei rapporti?

6) Da pubblico ministero, mi capita di mandare in direttissima (ad esempio) molti extra-comunitari per furto aggravato magari di beni per poche centinaia di euro: la possibilità che facciano del carcere è molto alta, anche perché spesso non hanno possibilità di offrire luoghi di detenzione domiciliare affidabili. Ma sono più ladri loro o dei cittadini italici che evadono 2 milioni di euro e che poi mandano i loro figli a studiare nelle scuole e a curarsi negli ospedali pagati dalle mie tasse? Io credo che questo avvenga perché siamo così gonfi di pregiudizi che ci sembrano più brutti e cattivi i primi per il loro aspetto e non sappiamo guardare oltre la persona, vedendo il fatto per quel che è oggettivamente!

7) Una lotta all’evasione seria a tutti i livelli dovrebbe passare anche attraverso il ripristino effettivo del reato di falso in bilancio (dove possono nascondersi fondi neri, tangenti, soldi evasi) e soprattutto abolendo in costituzione la possibilità di ricorrere a condoni, che premiano chi evade facendosi beffa di chi rispetta le regole.

E, last but not least, perché non esportare un principio che si utilizza solo coi mafiosi: se non dimostri la liceità della provenienza dei tuoi beni, questi vengono sequestrati. D’altronde se guadagno o eredito posso dimostrarlo, no? O a tutti voi capita di ricevere case e bonifici a vostra insaputa di cui non sapreste dare spiegazione? A me no, sarò antipatico?

Processo Lungo, la soluzione finale

Più di mille parole, due esempi (assai concreti…):

1) Pensate a un processo nel quale si debba discutere della presenza o meno di una persona a un matrimonio con 200 invitati (magari come elemento di prova del rapporto di amicizia tra imputato e soggetto mafioso): fino ad oggi, una volta sentiti 3, 4 o 5 testimoni (i piú importanti e attendibili) e raggiunto un convincimento, il giudice poteva revocare la citazione di ulteriori testi in quanto superflui. Domani, grazie al processo lungo, il difensore potrebbe obbligare il giudice a sentirsi tutti e duecento testimoni (con relativi immani tempi e costi anche per la citazione);

2) Ipotizziamo, tanto per dire, che Tizio sia stato definitivamente condannato per aver dato falsa testimonianza; oggi accade che si stia processando il correo Caio (magari perché una norma poi dichiarata incostituzionale aveva bloccato il procedimento contro di lui) per stabilire se abbia pagato Tizio per dire il falso. Finora il giudice non sarebbe partito da zero: la sentenza definitiva contro Tizio viene acquisita e il processo potrà concentrarsi sugli elementi di prova che riguardano la responsabilitá di Caio. Domani, grazie al processo lungo, si dovrà rifare tutto il processo, ripetendo le prove relative anche alla falsa testimonianza, non potendosi più usare la sentenza definitiva.

Buonanotte al processo in tempi brevi.
Buonanotte al principio di ragionevolezza e al processo giusto.
Buonanotte alla fiducia del sistema negli accertamenti processuali.
Buonanotte ai pochi che ancora patteggiano e fanno gli abbreviati (evitando il collasso della giustizia penale): domani tutti a processo perché tanto le speranze di vederlo prescriversi si alzano iperbolicamente (ergo, collasso della giustizia!)

Buongiorno a processi infiniti, interminabili, sicuramente prescritti.
Buongiorno a nuovi impuniti.
Buongiorno ai furbetti e a chi si può pagare avvocati per infiniti e vincenti processi.

Se il processo lungo divenisse legge, la giustizia penale non sarebbe più degna di questo nome. Aggiungete a questo la prescrizione breve già in vigore (e quella brevissima ancora in discussione). Lascia senza parole il solo fatto che se ne debba discutere (la Corte Costituzionale non potrà non intervenire, ma questa prospettiva lontana non consola).

Il nuovo ministro della giustizia vuole davvero esordire il suo mandato con una scelta tanto irragionevole e incostituzionale? Piuttosto che preoccuparsi del fantomatico scontro tra magistrati e politica (ovvero dei magistrati che fanno indagini su politici che commettono reati!?), sarebbe il caso di fare qualcosa perché la legalità non scompaia. O almeno non fare nulla per spingerla sotto mentre si trova con l’acqua alla gola.

se la costituzione prende corpo

Qualche pensiero a margine di quanto accaduto in Parlamento attorno alle vicende Papa e Tedesco.

Anzitutto abbiamo assistito alla (ennesima) invasione della politica nel campo della giurisdizione (ovvero in quello nel quale opera la magistratura): chi votava a favore o contro le autorizzazioni a procedere adduceva solo ragioni, appunto, di natura politica… e talvolta direi proprio di basso profilo demagogico, più preoccupati di difendere la casta o sembrare fuori di essa piuttosto che dire l’unica cosa che gli veniva chiesta: emergono elementi che facciano ritenere la richiesta di arresto un atto di persecuzione politica ? sì o no ?

Tutto qui.

Da questo punto di vista è curioso che l’ex ministro Alfano abbia detto che si doveva votare contro l’arresto perché era una misura eccessiva dal punto di vista cautelare, altra “esondazione” dagli argini.

Le esigenze cautelari sono valutate dalla magistratura alla luce dei criteri espressi dall’art. 274 codice procedura penale (inquinamento probatorio, rischio reiterazione reati e rischio fuga).

Questa “prudenza cautelare” di Alfano stupisce anche perché questa stessa maggioranza, per speculare sulla paura e monetizzare consenso, aveva cercato di obbligare i giudici a usare sempre la custodia in carcere per determinati reati (prostituzione minorile e violenza sessuale), nonostante il codice dica che vada usata solo quando ogni altro mezzo (per esempio gli arresti domiciliari) risulta insufficiente nonostante le carceri stiano espodendo e siano notoriamente spesso criminogene (tenete presente che il reato di violenza sessuale si utilizza per un arco molto disomogeneo di fatti, dallo stupro al palpeggiamento in autobus).

Per fortuna è poi intervenuta quel manipolo di rivoluzionari cubani che siede nella Corte Costituzionale: la sentenza 265 del 2010 ha riaffermato sostanzialmente la necessità di verificare caso per caso la possibilità di salvaguardare le esigenze cautelari anche con misure meno afflittive.

Insomma: giustizialisti quando si tratta di reati commessi da persone comuni e super-garantisti (anche oltre le previsioni di legge) se, guarda un po’, si tratta di un collega parlamentare? Le garanzie ci sono per tutti, così come le misure cautelari. Ogni ulteriore distinguo basato sulle qualità della persona non ha fondamento giuridico e viola il principio di uguaglianza.

Dall’altra parte resta incomprensibilie il trattamento privilegiato riservato a Tedesco:  anche in questo caso nessuno ha seriamente invocato la persecuzione giudiziaria; allora il Parlamento doveva dare solo il via libera agli arresti, così come richiesto dallo stesso senatore del Pd. Le valutazioni di merito spettano alla magistratura, così come per tutti gli altri comuni e mortali cittadini: dire sì agli arresti non vuol dire formulare un accusa, ma aver solo verificato che non si tratta di un indagine mossa da intenti politici, essendo basata su elementi di fatto (che ovviamente andranno discussi in contraddittorio nel processo).

Non a caso sullo sfondo di queste tristi vicende istituzionali riecheggia il timore che si torni al 1992…

Cosa spaventa tanto di quegli anni ?

Il fatto che la legalità fosse uscita dai suoi recinti per cercare di affermarsi anche nelle stanze del potere, dominate dalla corruzione? Oppure il fatto che tutti temevano l’efficacia delle indagini e la fine di un sistema e si mettevano in fila nei corridoi della Procura per confessare tangenti e finanziamenti illeciti?

Scarpinato, ne “Il ritorno del principe”, sostiene che in quegli anni la magistratura per la prima volta riusciva ad assolvere pienamente il suo compito costituzionale di rendere effettivo e pieno il controllo di legalità anche sul potere, politico ed economico.

A me piace quando la Costituzione prende davvero corpo.

A qualcuno, invece, evidentemente fa paura.

2 Agosto... cercando risposte

lunedì 22 agosto 2011

Il Processo Lungo ...visto da Benni

Profetico, grottesco, ridicolo, esilarante, decadente... 
Benni. 
E il nostro paese.

Stefano Benni , come si testimonia nel processo lungo
da La Repubblica del 2 agosto 2011

Scena: aula di tribunale. Giudice: Dichiaro aperta la duemilacentesima udienza del processo. Ci sono testimoni della difesa ? Testimone: Ci sono io.
Giudice: Bene. Mi dica allora cosa ha da testimoniare. Testimone: Ero alle sette di sera in agosto con milleseicento amici in un bar nei pressi di Segrate quando vidi l´avvocato Mills col cappotto passeggiare su marciapiede. E nel contempo il cavalier Berlusconi camminare con la scorta. Giuro che si incrociarono, nemmeno si salutarono e sparirono alla mia vista. Giudice: La sua testimonianza collima con altre milleseicento testimonianze, con la variante che lei dice “col cappotto”.
Testimone: Esattamente.
Giudice: Rivolgo a lei una domanda che faccio agli altri testimoni. Non le sembra improbabile che milleseicento persone stiano tutte insieme al tavolino di un bar?
Testimone: Eravamo un gruppo molto unito e a quell´ora giocavamo a carte, Quattro giocavano e gli altri millecinquecento guardavano. Inoltre sfruttavamo bene lo spazio. Io ad esempio ero dentro la tazza di un cappuccino.
Giudice: Caldo o freddo?
-Obiezione – dice l´avvocato Ghedini dalla sedia a rotelle – anche a nome degli altri settanta avvocati della difesa, dico che la domanda è inutile e pretestuosa.
- Obiezione accolta. Avanti un altro testimone.
Testimone: Sono il testimone duemilacentouno. (leggendo da un foglio) Mi trovavo con alcuni amici muratori nel solito bar di porto Cervo quando vidi il signor Dell´Utri tornare dalla spiaggia in accappatoio e incrociare Totò Riina in bicicletta. Mi ricordo come fosse oggi che Totò Riina frenò, i due si guardarono e non si salutarono né parlarono tra loro.
Giudice: Signor testimone, lei ha sbagliato processo lungo. Accompagnatelo nell´aula di fronte. Avanti un altro .
Testimone: Sono il duemilacentodue. Ero in un bar di Segrate con un migliaio di amici, quando vidi l´avvocato Mills camminare lentamente di buon passo sul marciapiede. Un´auto blu si fermò e ne scese l´onorevole BerlusconiI
Giudice: (con aria annoiata) Lo so, e nemmeno si salutarono.
Testimone: no no ,si salutarono. Il presidente Berlusconi diede a Mills una busta. L´avvocato Mills la aprì e conteneva un biglietto di auguri di Natale con la polverina d´oro, e neanche un euro. L´avvocato Mills sembrò contrariato…
Giudice: Interessante. La sua testimonianza è diversa dalle altre.
Testimone: Mi hanno pagato di meno.
-Obiezione!- grida l‘avvocato Ghedini- il testimone è evidentemente confuso.
Giudice: Va bene. Avanti un altro.
Testimone: Sono il testimone duemilacentotre e… non m i ricordo cosa dovevo dire…
Momento di tensione. L´avvocato Ghedini cerca di suggerire, il giudice lo zittisce.
Testimone: Ecco adesso mi ricordo cosa. Mi trovavo in una bocciofila a Segrate. E giocavamo a bocce seicento contro seicento. In una pausa andai al bar e vidi Berlusconi camminare lentamente di buon passo. Da un´auto blu scese l´avvocato Mills con due ragazze dalle forme prosperose evidentemente egiziane. Passò davanti a Berlusconi che li guardò con aria indifferente, anzi si fece il segno della croce.
Giudice: La sua testimonianza collima con altre seicentosei. Ci sono altri testimoni della difesa ?
Ghedini: Per oggi no, eccellenza, il pullman del Milan che doveva portarli è fermo in un ingorgo sulla tangenziale.
Giudice(sbadigliando): Succede. La seduta è chiusa.

venerdì 22 luglio 2011

P4 : presunzione d'innocenza ed etica sospesa

Non ci si domanda perché ci sono certi comportamenti da parte di chi ha responsabilità pubbliche... ma il problema è ancora una volta soprattutto perché questi fattacci sono finiti sui giornali, a disturbare i nostri placidi sogni.
Di fronte all'ennesimo scandalo, l'unica levata di scudi è contro lo strumento che ha permesso ancora una volta di sollevare il velo su un sistema nel quale in sostanza il conflitto di interessi è il vero principio fondamentale e fondante.
Non entro nel merito della rilevanza penale: questo lo valuteranno i giudici competenti una volta dato anche spazio alle difese e vagliati nel contraddittorio tutti gli elementi: ma per ritenere il disvalore politico ed etico non si deve aspettare la Cassazione... non solo perché altrimenti tutto sarebbe sospeso per anni con estrema ipocrisia, ma soprattutto perché i cittadini hanno il diritto e l'obbligo di poter conoscere e valutare l'operato di chi ha responsabilità pubbliche : magistrati compresi, ovviamente !
Povero quel Paese che affida solo alla giustizia penale il giudizio sul comportamento etico dei suoi governanti...
Il fatto che adesso non si parli di modificare lo strumento di indagine non mi libera da tutte le preoccupazioni: la difesa del diritto di informare e di essere informati attiene al buon funzionamento di tutte le istituzioni democratiche perché se non c'è trasparenza non ci può essere una cittadinanza informata e consapevole e quindi capace di esprimere la sua volontà in maniera piena e indipendente e non solo abbeverandosi a un po' di propaganda.
La soluzione per evitare un abuso nelle pubblicazioni c'è ed è molto semplice : divieto assoluto di pubblicare intercettazioni fino a quando accusa e difesa non avranno selezionato quelle che ritengono rilevanti davanti al giudice per le indagini preliminari; dopo questo filtro, distruzione di quelle irrilevanti e autorizzazione a pubblicare solo le restanti. E' un punto di equilibrio chiaro che tutela le indagini, le persone coinvolte ma che non hanno commesso fatti rilevanti e i cittadini che vogliono conoscere i comportamenti illeciti di chi li governa e amministra a qualsiasi titolo la cosa pubblica.
Ogni ulteriore laccio all'informazione (anche sotto il profilo soltanto della procrastinazione delle pubblicazioni possibili) mi sembrerebbe immotivato, pericoloso e utile soltanto a chi teme che la gente sappia troppo... quelli che considerano il popolo un "minorenne" a cui non mostrare le brutte cose che si devono fare quando si gestisce il potere (ricordare il monologo di Andreotti ne "Il Divo" ?).
Troviamo allora una soluzione equilibrata sulle pubblicazioni, così potremo finalmente tornare a guardare la luna e non il dito!
Perché, tanto per fare un esempio a caso, non diamo attuazione alla Convenzione di Strasburgo del 1999 (firmata subito e mai ratificata) che ci imporrebbe di punire anche in Italia il c.d. "traffico di influenze" ?!? Questo aiuterebbe l'autorità giudiziaria a perseguire questi comportamenti scorretti e lesivi degli interessi pubblici e di quella meritocrazia di cui poi tutti si riempono la bocca in campagna elettorale...
A volte certi esami medici sono dolorosi e invasivi, ma se ci aiutano a scoprire e curare brutte malattie diventano necessari : è curioso che nella metafora italiana spesso il cancro sia la magistratura e non chi piega il bene pubblico ai propri interessi.

Legalità e Giustizia Efficiente per Risparmiare

Abbiamo necessità di risparmiare sui conti pubblici ? Tagliare solo i servizi, come si è fatto spesso sinora, impoverisce il Paese e non produce benefici durevoli, bensì disservizi dannosi per tutta l'economia.
La giustizia (e parlo in particolare di quella penale) è uno dei pochi settori della pubblica amministrazione che potrebbe funzionare meglio pesando di meno sui conti pubblici.

Fatta esclusione per alcune questioni che necessitano inevitabilmente di un iniziale investimento per portare poi benefici (penso all'assunzione di nuovo personale amministrativo, che si va assottigliando in maniera scriteriata da anni), sono molte le possibili riforme che darebbero ossigeno ai conti dello Stato in maniera strutturale :
- depenalizzare con saggezza ed eliminare il grado di appello per i reati meno gravi che non determinano detenzione (evitando così i relativi costi di processi inutili, milioni di copie, notifiche e lavoro inutile di magistrati, personale amministrativo e avvocati che magari stanno lavorando legittimamente a spese dello Stato)
- snellire il processo per i reati meno gravi, per i quali l'escussione dei testimoni dopo anni appare un appesantimento non necessario (che finisce con l'essere la rilettura delle dichiarazioni verbalizzate allora...) e dai costi spesso molto alti (notifiche e trasferimenti), considerato che il principio costituzionale del giusto processo e del contraddittorio potrebbe trovare diversa attuazione in base alla rilevanza dei fatti in questione e delle pene irrogabili (gli Stati Uniti utilizzano questo modello processuale ma non hanno l'obbligatorietà dell'azione penale e quindi fanno pochi processi nei quali investono molte risorse; noi ne abbiamo troppi e finiamo spesso per farli male o tardi)
- semplificare il sistema delle notifiche, utilizzando solo la posta elettronica per gli avvocati e le parti consenzienti (risparmio di carta, fax e recupero ad altre funzioni degli ufficiali giudiziari)
- rimodulare le pene, incentivando al massimo il risarcimento del danno (che potrebbe estinguere i fatti illeciti meno gravi) e il pagamento dei costi del procedimento (accade spesso di concedere la pena sospesa anche per reati come la bancarotta fraudolenta, laddove invece, piuttosto che una finta pena detentiva, sarebbe di maggiore utilità una pena effettiva non detentiva ma economica, anche sotto forma di lavori di pubblica utilità... peraltro con esiti probabilmente migliori anche in punto di rieducazione del condannato)
- ratificare la convenzione sulla corruzione del Consiglio d'Europa, così da migliorare il contrasto a un fenomeno che rappresenta la terza fonte di danno erariale nel nostro paese , con ricadute difficilmente quantificabili sulla società intera
- interrompere definitivamente la politica dei condoni e avviare un forte contrasto all'evasione fiscale anche rafforzando la normativa penale (falso in bilancio compreso) e dando le possibilità di confiscare i beni immobili e di lusso di cui non il contribuente non può giustificare il possesso (colpendo così anche i settori della borghesia mafiosa del nord che sfuggono alle misure di prevenzione classiche e alle indagini per riciclaggio)
- sospendere i processi contro gli irreperibili (proposta in effetti contenuta nella bozza della manovra economica)
- bloccare il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado così da evitare ricorsi meramente dilatori (che comunque pesano e costano alla giustizia) e facendo sì che il processo arrivi a decisioni effettive anche sul piano della sanzione economica e non si vedano terminare migliaia di procedimenti con un colpo di spugna
- incentivare l'utilizzo di tecnologia a basso costo e ormai estremamente diffusa (penso alle video-conferenze, oggi usate ancora troppo raramente) per evitare costose trasferte di detenuti e testimoni

Un sistema giustizia complessivamente più efficiente e forte nel contrasto all'illegalità si traduce in una grande ricchezza per tutti e anche in un motivo di credibilità all'estero.

L'ipotesi invece di premiare quei magistrati o quei tribunali che "producono di più" mi sembra invece una pericolosa scorciatoia :
- perchè il processo deve accertare la verità e non può essere solo una corsa al risultato, qualsiasi esso sia..la logica aziendalistica rischia di migliorare i numeri della giustizia, minandone però la credibilità
- perchè già oggi i magistrati italiani sono ai vertici europei per carico di lavoro e produttività, e semmai si pone un problema di salvaguardare la qualità del lavoro

L'efficenza degli uffici giudiziari è una questione reale e una sfida necessaria ma va affrontata promuovendo il merito e le capacità mamageriali nella scelta dei capi degli uffici e pretendendo la diffusione dei migliori standard organizzativi : noi magistrati dobbiamo liberarci dell'autoreferenzailità perchè la gestione del lavoro non attiene all'autonomia e all'indipendenza del magistrato, che si manifesta solo nelle sue scelte e decisioni.

p.s.
il fatto che in queste riflessioni si debbano spese ripetere alcune proposte ben note è la  triste dimostrazione del fatto che il dibattito politico non si occupa dei veri problemi (o perlomeno non dei veri problemi della maggior parte dei cittadini...)

il pericolo della legalità

Nel paese del diritto e del rovescio (Longanesi), in cui i ladri si vantano e gli innocenti tremano (De Gregori), si arriva infine al paradosso per cui l'applicazione della legge possa diventare un pericolo :  "Se passasse l'arresto sarebbe precedente gravissimo" , afferma il presidente del consiglio.
Nessun approfondimento sui gravi fatti che fanno da sfondo alla vicenda, nessuna riflessione sui reati contestati (eppure questa maggioranza sembrava sensibile al segreto istruttorio...) , nessun vero dibattito se si tratti di un'indagine basata sui fatti (come tutto fa sembrare...) o di una persecuzione : solo slogan , solo l'ennesima prova di forza della politica per evitare che la magistratura possa fare il suo dovere, ovvero applicare la legge in maniera eguale per tutti.
Il ministro della giustizia in ogni occasione rassicura che nessuno vuole diminuire l'indipendenza delle procure, però nei fatti è evidente che si vuole una magistratura docile col potere : leoni sotto al trono, diceva Bentham (e ripeteva Violante nel suo libro "magistrati", strizzando l'occhiolino a  un accordo bipartisan che mettesse una briglia ai pubblici ministeri)... quindi chi sta sul trono non deve essere disturbato!
Peccato che nella nostra Costituzione sul trono non ci stia nessuno, nemmeno se votato dal 99% degli italiani...
L'autorizzazione a procedere all'arresto disposto dall'autorità giudiziaria dovrebbe potersi negare solo se emerge dagli atti un intento persecutorio, lo stesso che ha invocato l'ex magistrato Alfonso Papa davanti alla Giunta parlamentare dicendo che si tratterebbe di una vendetta dei suoi ex-colleghi napoletani.
La difesa non è rivendicare la propria innocenza e contestare il merito delle indagini, ma accusare l'accusatore e fare le vittime: è uno schema frequente nel nostro paese... (vi viene in mente qualcun altro ?). Ma non nuovo : in Italia il filtro del parlamento è stato usato quasi sempre usato come un ombrello di impunità per la casta e non come un prudente controllo a qualche possibile esondazione della magistratura (per questo sono improponibili i paragoni con altri paesi, dove di solito il politico colpito da uno scandalo si dimette a prescindere).
Credo che però ormai la gente si sia stancata di questo abuso delle prerogative parlamentari e perciò diventa ogni volta più difficile e imbarazzante votare per la casta. I malumori e l'astensione della lega sono un segnale chiaro: non se ne fa una questione morale, ma non si vuole compromettere il feeling con gli elettori per seguire ancora una volta Berlusconi nella sua crociata contro la magistratura, metastasi del paese.
Ha ragione il premier : sarebbe un precedente pericoloso perché la garanzia di solidarietà e di impunità per chi promette fedeltà al sistema di potere è uno dei fattori più importanti per tenere assieme questa (e ogni) maggioranza.
Una legge elettorale anti-democratica e incostituzionale ha prodotto un meccanismo nel quale chi vuole essere eletto non deve più preoccuparsi del consenso e del giudizio popolare,  ma solo del gradimento da parte di chi dovrà compilare le liste elettorali e naturalmente vorrà garantire un posto in parlamento solo a chi si è dimostrato affidabile o, meglio ancora, ricattabile...e chi è più ricattabile di chi ha bisogno di essere salvato perchè ha qualche scheletro nell'armadio ?
Lo scontro non è tra politica e giustizia ma tra il principio di obbligatorietà dell'azione penale e difesa dell'impunità per i politici.
Il voto segreto in Parlamento ci dirà se siamo di fronte a un pericoloso precedente di legalità rispettata... o se la casta è ancora unita e aggrappata al suo Titanic.