"the problems we all live with" di norman rockwell

giovedì 9 giugno 2022

Quello che penso dei referendum sulla giustizia

 

Il 12 giugno si potrà votare referendum sulla giustizia approvati dalla Corte Costituzionale. 

A questo link trovate una sintetica ed efficace sintesi dei complessi quesiti al vaglio: 

https://www.sistemapenale.it/it/scheda/referendum-giustizia-guida-lettura-quesiti


Credo che il compito della magistratura in un simile frangente della vita democratica sia anzitutto (se non esclusivamente) quello di informare e spiegare significato e ricadute dell'eventuale abrogazione, affinché i cittadini possano prendere una scelta consapevole.


Per questo, sollecitato anche dalle richieste di un parere di tanti amici che comprensibilmente faticano a orientarsi su questi temi, provo qui a fare una sintesi delle questioni da decidere.


1) primo quesito, scheda rossa: abolizione legge Severino

Votando sì verrebbero abrogate le norme che prevedono la sospensione degli amministratori locali in seguito a condanne anche soltanto di primo grado per alcuni gravi reati.

Tale norma era stata sospettata di incostituzionalità per violazione del principio di presunzione di non colpevolezza, venendo tuttavia sempre salvata dalla Corte Costituzionale che ha ritenuto tale disposizione diversa da una sanzione, trattandosi di tutelare i requisiti di dignità ed onore che, anche ai sensi dell'art. 54 della Costituzione, i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche devono garantire.

L'abrogazione travolgerebbe anche l'incandidabilità dei politici condannati in via definitiva.


2) secondo quesito, scheda arancione: limiti all'utilizzo delle misure cautelari

I proponenti sostengono che sia un quesito contro gli abusi, ma ciò mi pare uno slittamento di senso, perché in realtà vengono cancellate delle norme e non certo l'abuso di queste, che dipende dal merito e dai casi specifici.

Premessa: le misure cautelari non sono e non devono essere anticipazioni della pena, ma limitazioni (eccezionali) della libertà dei soggetti indagati o imputati (ancora presunti non colpevoli) quando ricorrono due presupposti:

a) gravi indizi di colpevolezza per reati di una certa gravità stabiliti dal legislatore

b) sussistenza di esigenza cautelari

Le esigenze cautelari sono di tre tipi:

i) inquinamento probatorio (caso assai raro)

ii) rischio di fuga (che ricorre già con più frequenza, ma difficilissimo da ipotizzare e dimostrare a carico dei residenti in Italia)

iii) rischio di reiterazione di delitti della stessa specie --> questa è l'esigenza cautelare che sostiene la stragrande maggioranza delle misure che oggi vengono disposte

Il quesito vuole cancellare la possibilità di usare misure cautelari (custodia in carcere, arresti domiciliari, allontanamento dalla casa famigliare, divieto di avvicinamento, ecc...) per reati diversi da quelli di criminalità organizzata, di eversione o commessi con armi o con violenza.

In pratica non sarà possibile disporre alcuna misura in una serie molto vasta di casi. Ecco qualche esempio dei casi più comuni che potremmo immaginare:

- furti (compresi quelli in abitazione) e altri reati contro patrimonio (salvo solo le rapine commesse con armi o violenza)

- spaccio di stupefacenti anche in quantità rilevanti (se non ricorre l'associazione)

- reati contro la Pubblica Amministrazione (corruzione, concussione, ecc..)

Vi è la possibilità che si ritengano non applicabili le misure cautelari anche ai casi di maltrattamenti e atti persecutori che non siano commessi con violenza fisica, sebbene si possa ricorrere a un concetto di violenza di genere più ampio; l'effetto concreto dovrà eventualmente misurarsi con la giurisprudenza.


3) terzo quesito, scheda gialla: separazione delle funzioni

Oggi la Costituzione stabilisce che si diventa magistrati tramite un unico concorso pubblico: successivamente il magistrato potrà scegliere se esercitare le funzioni di giudice (penale o civile) ovvero di pubblico ministero (colui che fa le indagini e sostiene l'accusa nei processi).

Oggi è possibile cambiare le funzioni, seppure con una serie di limitazioni: si possono cambiare per massimo 4 volte (ma la riforma Cartabia si propone già di ridurre le chance si cambiamento ad una sola!), devono passare almeno 4 anni tra un cambiamento e l'altro e tendenzialmente è necessario cambiare regione per poter cambiare funzione. Anche in virtù di questi numerosi paletti oggi esistenti, già adesso il cambiamento di funzioni è un fenomeno estremamente ridotto: negli ultimi 16 anni solo 39 colleghi hanno cambiato le funzioni due volte e solo un collega l'ha fatto quattro volte.

Chi sostiene la separazione delle funzioni mira alla separazione anche delle carriere, che dovrebbe vedere una modifica della Costituzione, ritenendo che solo questo assicurerebbe un giudice terzo. Chi difende le carriere unite sottolinea che è importante che anche il pubblico ministero condivida una forte cultura della giurisdizione e non finisca per perdere la sua indipendenza, che è posta a tutela dell'uguaglianza dei cittadini e non quale privilegio dello stesso.


4) quarto quesito, scheda grigia: valutazione professionale dei magistrati

Il quesito vuole consentire che anche gli avvocati partecipino alla valutazione dei magistrati nell'ambito dei Consigli Giudiziari, i quali redigono pareri che poi vengono definitivamente approvati dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Tutti i magistrati sono valutati ogni 4 anni per sette volte.

La trasparenza di queste valutazioni è sicuramente un'esigenza sentita e la ritengo un valore. Quello che mi preme sottolineare, lavorando da due anni proprio nel Consiglio Giudiziario di Bologna, è che il timore è che non cambierà nulla con questo referendum, che peraltro determinerebbe una modifica equivalente a quella che anche la riforma Cartabia prevede.

Dico questo per due ragioni:

- già adesso l'avvocatura potrebbe fare segnalazione di criticità relative al singolo magistrato, ma questo non avviene mai; la presenza al momento della valutazione allora rischia di assumere un significato più simbolico (o ideologico?) se non contribuisce ad aumentare gli elementi di conoscenza

- anche oggi il problema di far emergere gli eventuali profili critici di un magistrato non è tanto legato alla mancanza di volontà dei colleghi che devono valutare (che pure può essere un fattore, anche se non dovrebbe...), quanto soprattutto alla mancanza di fonti di conoscenza formali e utilizzabili che possano dimostrare quanto si vuole evidenziare

Il referendum, così come la riforma Cartabia, si pongono un obiettivo anche condivisibile, ma la soluzione è ideologica e semplicistica, mentre il tema delle valutazioni andrebbe affrontato nella sua complessità e con ben altre strategie.

Rischiamo, come al solito, di cambiare tutto perché le cose restino in realtà come sono (la valutazione dei magistrati introdotto dal 2006 è oggi un grande fardello burocratico che non produce gli effetti promessi e sperati)


5) quinto quesito, scheda verde: elezione dei componenti togati del CSM

Il referendum vuole abrogare l'obbligo di presentare 25 firme per potersi candidare al Consiglio Superiore della Magistratura (l'organo costituzionale di autogoverno).

L'obiettivo è quello di diminuire la forza delle correnti interne alla magistratura. Difficile che tale obiettivo possa realizzarsi: se un magistrato non riesce nemmeno ad avere il sostegno di 25 firme, come potrà essere eletto al posto di candidati che provengono da gruppi organizzati e radicati?

Gli scandali legati al CSM ci sono stati e sono una grave macchia di credibilità, ma non credo che possiamo pensare di risolverli così ovvero limitando la libertà di associazione (che è garantita dalla Costituzione).

Sono persuaso che il virus che ha prodotto degenerazioni interne è il carrierismo, ovvero l'inseguimento di incarichi direttivi, laddove la Costituzione vorrebbe i magistrati distinti solo per funzioni e senza gerarchie di altro genere.


Un'ultima riflessione.

Mentre nelle elezioni politiche andare a votare rappresenta un diritto\dovere e non votando di fatto si lascia la decisione agli altri, per i referendum i Costituenti hanno volutamente posto un quorum: se non vota il 50% + 1 degli aventi diritto il risultato non avrà alcun effetto.

La Costituzione ben conosceva i rischi del populismo e delle manipolazioni di regime e voleva evitare che tramite il referendum passassero questioni che non fossero effettivamente sentite come di ampia e grande rilevanza collettiva. Questo anche per impedire che i referendum non degenerassero in appelli a risposte binarie, poco adatte a risolvere questioni complesse e che richiedono discussioni approfondite e riforme articolate.

Per questo è legittima anche l'opzione di chi, ritenendo che si tratti di quesiti non chiari e non adatti allo strumento referendario, scelga di non partecipare al voto per non contribuire al raggiungimento del quorum.


La speranza è che, al di là degli esiti del referendum, si colga questo passaggio e la discussione sulla riforma Cartabia per un forte coinvolgimento dei cittadini sul tema giustizia, che da troppo tempo attende risposte efficaci e credibili.