"the problems we all live with" di norman rockwell

venerdì 22 luglio 2011

P4 : presunzione d'innocenza ed etica sospesa

Non ci si domanda perché ci sono certi comportamenti da parte di chi ha responsabilità pubbliche... ma il problema è ancora una volta soprattutto perché questi fattacci sono finiti sui giornali, a disturbare i nostri placidi sogni.
Di fronte all'ennesimo scandalo, l'unica levata di scudi è contro lo strumento che ha permesso ancora una volta di sollevare il velo su un sistema nel quale in sostanza il conflitto di interessi è il vero principio fondamentale e fondante.
Non entro nel merito della rilevanza penale: questo lo valuteranno i giudici competenti una volta dato anche spazio alle difese e vagliati nel contraddittorio tutti gli elementi: ma per ritenere il disvalore politico ed etico non si deve aspettare la Cassazione... non solo perché altrimenti tutto sarebbe sospeso per anni con estrema ipocrisia, ma soprattutto perché i cittadini hanno il diritto e l'obbligo di poter conoscere e valutare l'operato di chi ha responsabilità pubbliche : magistrati compresi, ovviamente !
Povero quel Paese che affida solo alla giustizia penale il giudizio sul comportamento etico dei suoi governanti...
Il fatto che adesso non si parli di modificare lo strumento di indagine non mi libera da tutte le preoccupazioni: la difesa del diritto di informare e di essere informati attiene al buon funzionamento di tutte le istituzioni democratiche perché se non c'è trasparenza non ci può essere una cittadinanza informata e consapevole e quindi capace di esprimere la sua volontà in maniera piena e indipendente e non solo abbeverandosi a un po' di propaganda.
La soluzione per evitare un abuso nelle pubblicazioni c'è ed è molto semplice : divieto assoluto di pubblicare intercettazioni fino a quando accusa e difesa non avranno selezionato quelle che ritengono rilevanti davanti al giudice per le indagini preliminari; dopo questo filtro, distruzione di quelle irrilevanti e autorizzazione a pubblicare solo le restanti. E' un punto di equilibrio chiaro che tutela le indagini, le persone coinvolte ma che non hanno commesso fatti rilevanti e i cittadini che vogliono conoscere i comportamenti illeciti di chi li governa e amministra a qualsiasi titolo la cosa pubblica.
Ogni ulteriore laccio all'informazione (anche sotto il profilo soltanto della procrastinazione delle pubblicazioni possibili) mi sembrerebbe immotivato, pericoloso e utile soltanto a chi teme che la gente sappia troppo... quelli che considerano il popolo un "minorenne" a cui non mostrare le brutte cose che si devono fare quando si gestisce il potere (ricordare il monologo di Andreotti ne "Il Divo" ?).
Troviamo allora una soluzione equilibrata sulle pubblicazioni, così potremo finalmente tornare a guardare la luna e non il dito!
Perché, tanto per fare un esempio a caso, non diamo attuazione alla Convenzione di Strasburgo del 1999 (firmata subito e mai ratificata) che ci imporrebbe di punire anche in Italia il c.d. "traffico di influenze" ?!? Questo aiuterebbe l'autorità giudiziaria a perseguire questi comportamenti scorretti e lesivi degli interessi pubblici e di quella meritocrazia di cui poi tutti si riempono la bocca in campagna elettorale...
A volte certi esami medici sono dolorosi e invasivi, ma se ci aiutano a scoprire e curare brutte malattie diventano necessari : è curioso che nella metafora italiana spesso il cancro sia la magistratura e non chi piega il bene pubblico ai propri interessi.

Legalità e Giustizia Efficiente per Risparmiare

Abbiamo necessità di risparmiare sui conti pubblici ? Tagliare solo i servizi, come si è fatto spesso sinora, impoverisce il Paese e non produce benefici durevoli, bensì disservizi dannosi per tutta l'economia.
La giustizia (e parlo in particolare di quella penale) è uno dei pochi settori della pubblica amministrazione che potrebbe funzionare meglio pesando di meno sui conti pubblici.

Fatta esclusione per alcune questioni che necessitano inevitabilmente di un iniziale investimento per portare poi benefici (penso all'assunzione di nuovo personale amministrativo, che si va assottigliando in maniera scriteriata da anni), sono molte le possibili riforme che darebbero ossigeno ai conti dello Stato in maniera strutturale :
- depenalizzare con saggezza ed eliminare il grado di appello per i reati meno gravi che non determinano detenzione (evitando così i relativi costi di processi inutili, milioni di copie, notifiche e lavoro inutile di magistrati, personale amministrativo e avvocati che magari stanno lavorando legittimamente a spese dello Stato)
- snellire il processo per i reati meno gravi, per i quali l'escussione dei testimoni dopo anni appare un appesantimento non necessario (che finisce con l'essere la rilettura delle dichiarazioni verbalizzate allora...) e dai costi spesso molto alti (notifiche e trasferimenti), considerato che il principio costituzionale del giusto processo e del contraddittorio potrebbe trovare diversa attuazione in base alla rilevanza dei fatti in questione e delle pene irrogabili (gli Stati Uniti utilizzano questo modello processuale ma non hanno l'obbligatorietà dell'azione penale e quindi fanno pochi processi nei quali investono molte risorse; noi ne abbiamo troppi e finiamo spesso per farli male o tardi)
- semplificare il sistema delle notifiche, utilizzando solo la posta elettronica per gli avvocati e le parti consenzienti (risparmio di carta, fax e recupero ad altre funzioni degli ufficiali giudiziari)
- rimodulare le pene, incentivando al massimo il risarcimento del danno (che potrebbe estinguere i fatti illeciti meno gravi) e il pagamento dei costi del procedimento (accade spesso di concedere la pena sospesa anche per reati come la bancarotta fraudolenta, laddove invece, piuttosto che una finta pena detentiva, sarebbe di maggiore utilità una pena effettiva non detentiva ma economica, anche sotto forma di lavori di pubblica utilità... peraltro con esiti probabilmente migliori anche in punto di rieducazione del condannato)
- ratificare la convenzione sulla corruzione del Consiglio d'Europa, così da migliorare il contrasto a un fenomeno che rappresenta la terza fonte di danno erariale nel nostro paese , con ricadute difficilmente quantificabili sulla società intera
- interrompere definitivamente la politica dei condoni e avviare un forte contrasto all'evasione fiscale anche rafforzando la normativa penale (falso in bilancio compreso) e dando le possibilità di confiscare i beni immobili e di lusso di cui non il contribuente non può giustificare il possesso (colpendo così anche i settori della borghesia mafiosa del nord che sfuggono alle misure di prevenzione classiche e alle indagini per riciclaggio)
- sospendere i processi contro gli irreperibili (proposta in effetti contenuta nella bozza della manovra economica)
- bloccare il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado così da evitare ricorsi meramente dilatori (che comunque pesano e costano alla giustizia) e facendo sì che il processo arrivi a decisioni effettive anche sul piano della sanzione economica e non si vedano terminare migliaia di procedimenti con un colpo di spugna
- incentivare l'utilizzo di tecnologia a basso costo e ormai estremamente diffusa (penso alle video-conferenze, oggi usate ancora troppo raramente) per evitare costose trasferte di detenuti e testimoni

Un sistema giustizia complessivamente più efficiente e forte nel contrasto all'illegalità si traduce in una grande ricchezza per tutti e anche in un motivo di credibilità all'estero.

L'ipotesi invece di premiare quei magistrati o quei tribunali che "producono di più" mi sembra invece una pericolosa scorciatoia :
- perchè il processo deve accertare la verità e non può essere solo una corsa al risultato, qualsiasi esso sia..la logica aziendalistica rischia di migliorare i numeri della giustizia, minandone però la credibilità
- perchè già oggi i magistrati italiani sono ai vertici europei per carico di lavoro e produttività, e semmai si pone un problema di salvaguardare la qualità del lavoro

L'efficenza degli uffici giudiziari è una questione reale e una sfida necessaria ma va affrontata promuovendo il merito e le capacità mamageriali nella scelta dei capi degli uffici e pretendendo la diffusione dei migliori standard organizzativi : noi magistrati dobbiamo liberarci dell'autoreferenzailità perchè la gestione del lavoro non attiene all'autonomia e all'indipendenza del magistrato, che si manifesta solo nelle sue scelte e decisioni.

p.s.
il fatto che in queste riflessioni si debbano spese ripetere alcune proposte ben note è la  triste dimostrazione del fatto che il dibattito politico non si occupa dei veri problemi (o perlomeno non dei veri problemi della maggior parte dei cittadini...)

il pericolo della legalità

Nel paese del diritto e del rovescio (Longanesi), in cui i ladri si vantano e gli innocenti tremano (De Gregori), si arriva infine al paradosso per cui l'applicazione della legge possa diventare un pericolo :  "Se passasse l'arresto sarebbe precedente gravissimo" , afferma il presidente del consiglio.
Nessun approfondimento sui gravi fatti che fanno da sfondo alla vicenda, nessuna riflessione sui reati contestati (eppure questa maggioranza sembrava sensibile al segreto istruttorio...) , nessun vero dibattito se si tratti di un'indagine basata sui fatti (come tutto fa sembrare...) o di una persecuzione : solo slogan , solo l'ennesima prova di forza della politica per evitare che la magistratura possa fare il suo dovere, ovvero applicare la legge in maniera eguale per tutti.
Il ministro della giustizia in ogni occasione rassicura che nessuno vuole diminuire l'indipendenza delle procure, però nei fatti è evidente che si vuole una magistratura docile col potere : leoni sotto al trono, diceva Bentham (e ripeteva Violante nel suo libro "magistrati", strizzando l'occhiolino a  un accordo bipartisan che mettesse una briglia ai pubblici ministeri)... quindi chi sta sul trono non deve essere disturbato!
Peccato che nella nostra Costituzione sul trono non ci stia nessuno, nemmeno se votato dal 99% degli italiani...
L'autorizzazione a procedere all'arresto disposto dall'autorità giudiziaria dovrebbe potersi negare solo se emerge dagli atti un intento persecutorio, lo stesso che ha invocato l'ex magistrato Alfonso Papa davanti alla Giunta parlamentare dicendo che si tratterebbe di una vendetta dei suoi ex-colleghi napoletani.
La difesa non è rivendicare la propria innocenza e contestare il merito delle indagini, ma accusare l'accusatore e fare le vittime: è uno schema frequente nel nostro paese... (vi viene in mente qualcun altro ?). Ma non nuovo : in Italia il filtro del parlamento è stato usato quasi sempre usato come un ombrello di impunità per la casta e non come un prudente controllo a qualche possibile esondazione della magistratura (per questo sono improponibili i paragoni con altri paesi, dove di solito il politico colpito da uno scandalo si dimette a prescindere).
Credo che però ormai la gente si sia stancata di questo abuso delle prerogative parlamentari e perciò diventa ogni volta più difficile e imbarazzante votare per la casta. I malumori e l'astensione della lega sono un segnale chiaro: non se ne fa una questione morale, ma non si vuole compromettere il feeling con gli elettori per seguire ancora una volta Berlusconi nella sua crociata contro la magistratura, metastasi del paese.
Ha ragione il premier : sarebbe un precedente pericoloso perché la garanzia di solidarietà e di impunità per chi promette fedeltà al sistema di potere è uno dei fattori più importanti per tenere assieme questa (e ogni) maggioranza.
Una legge elettorale anti-democratica e incostituzionale ha prodotto un meccanismo nel quale chi vuole essere eletto non deve più preoccuparsi del consenso e del giudizio popolare,  ma solo del gradimento da parte di chi dovrà compilare le liste elettorali e naturalmente vorrà garantire un posto in parlamento solo a chi si è dimostrato affidabile o, meglio ancora, ricattabile...e chi è più ricattabile di chi ha bisogno di essere salvato perchè ha qualche scheletro nell'armadio ?
Lo scontro non è tra politica e giustizia ma tra il principio di obbligatorietà dell'azione penale e difesa dell'impunità per i politici.
Il voto segreto in Parlamento ci dirà se siamo di fronte a un pericoloso precedente di legalità rispettata... o se la casta è ancora unita e aggrappata al suo Titanic.

INTERCETTAZIONI "ANTROPOLOGICAMENTE" DIVERSE

"Si parla giustamente su tutti i giornali italiani dello scandalo Murdoch in Inghilterra sulle intercettazioni abusive. Non si parla invece dello scandalo italiano delle intercettazioni a cui e' stato fatto oggetto il presidente del Consiglio. Come minimo i due scandali sono omologhi, nella realtà quello italiano sopravanza di gran lunga quello inglese visto che nel nostro caso non è implicato un editore privato ma settori della magistratura".
Così , testualmente, l'ex tessera n. 2232 della P2 , capogruppo alla Camera e per qualche giorno candidato al ministero della giustizia... per il quale , quindi, intercettazioni disposte dalla magistratura in base alla legge per raccogliere prove di reati ed intercettazioni disposte da privati in maniera illecita per fare gossip e danneggiare vip e nemici vari sono OMOLOGHE (...come MINIMO, precisa con il solito senso della misura e dell'equilibrio Cicchitto, lasciando intendere che è più grave l'orribile caso italiano rispetto allo scandalo mondiale).

Nella vicenda Ruby non importa che siano contestati reati gravissimi come lo sfruttamento di prostituzione minorile ; non importa che le intercettazioni siano disposte su richiesta motivata del pubblico ministero a un giudice per le indagini preliminari, che le ha concesso verificando caso per caso che fossero necessarie per l'accertamento dei fatti illeciti.
Nulla di tutto questo è rilevante, l'unica cosa che importa è che qualcuno ascoltava qualcun altro di potente per controllarlo ...e questo non è bello ! Specie se il potente è colui che ci garantisce il mandato parlamentare.

Spioni criminali del gossip e autorità giudiziaria inquirente diventano la stessa cosa in questa logica delirante dove conta solo riuscire a gettare fango e delegittimare, con buona pace del senso dello Stato (e cos'è?!) e delle istituzioni (ma va là!).

Posso anche accettare e ascoltare critiche infondate nel merito, argomenti di chi sostiene che la Procura di Milano ha violato la legge e si è accanita contro il presidente del Consiglio (sulle pesanti accuse ai pm milanesi ho scritto a suo tempo un articolo per provare a fare chiarezza : http://nonsologiustizia.blogspot.com/2011/02/i-pm-di-milano-avrebbero-commesso.html) ...ma arrivare a paragonare l'attività investigativa di contrasto al crimine con il crimine stesso è TROPPO persino per le nostre povere orecchie di cittadini italiani abituati a sentire tutto.
No, non mi stupisco che la verità sia ribaltata, mistificata, strumentalizzata, ridicolizzata
... ma non smetto di indignarmi.

mercoledì 22 giugno 2011

Bergamo, Padania. Brescia, Europa

ATTO I
dal sito Il Paese Nuovo
18:35 - Bossi: voglio essere giudicato da chi capisce il mio dialetto
Sabato 18 Giugno 2011 17:47
Bergamo - Voglio essere giudicato da chi capisce il mio dialetto: lo ha detto il ministro delle riforme, Umberto Bossi, nel corso della presentazione della nuova sede della scuola superiore della magistratura di Bergamo.
Bossi ha ripercorso le fasi che hanno portato all'istituzione della scuola e ha sottolineato: "le teste dei lombardi devono essere dove ci sono le cose che contano. Questo vale anche per i magistrati e la loro formazione. Qui arriveranno soprattutto quelli della Lombardia. E io mi sento piu' sicuro se mi faccio giudicare da un magistrato che capisce il mio dialetto".
ATTO II
COMUNICATO  STAMPA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
Giunta Sezionale di Brescia
La Giunta sezionale dell’A.N.M. di Brescia, con riferimento alle dichiarazioni rese dai Ministri per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, e delle Riforme per il Federalismo, Umberto Bossi, che il 17 giugno 2011, in occasione della inaugurazione della sede di Bergamo della Scuola Superiore della Magistratura e alla presenza del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, hanno parlato di scuola per i “magistrati padani”, come riportato dalla stampa
precisa
che la Scuola per la Magistratura, istituita con il decreto legislativo n. 26 del 2006 e non ancora avviata, ha, per legge, competenza in via esclusiva in materia di aggiornamento e formazione dei magistrati ed è preposta:
a) all’organizzazione e alla gestione del tirocinio e della formazione degli uditori giudiziari;
b) all’organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati,
c) alla promozione di iniziative e scambi culturali, incontri di studio e ricerca;
d) all’offerta di formazione di magistrati stranieri, nel quadro degli accordi internazionali di cooperazione tecnica in materia giudiziaria
ricorda
le delibere 31 maggio 2007 e 27 luglio 2010 del Consiglio Superiore della Magistratura in merito ai rischi di una formazione diversificata per aree geografiche, anziché, come auspicato anche dalla magistratura associata, per obiettivi formativi
ribadisce
che le tre sedi, individuate in Bergamo, Firenze e Benevento, sono state istituite per la formazione di tutti i magistrati italiani;
che nessuno può ipotizzare una divisione (o federalizzazione) dei magistrati in “distretti territoriali” senza forzare in modo tanto clamoroso quanto evidente l’assetto costituzionale dello Stato democratico che, per quanto attiene alla magistratura ordinaria, si caratterizza notoriamente per la unitarietà, ancor più nell’attuale contesto, in cui si fa sempre più pressante  la richiesta di una formazione comune dei giudici dei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea.
Brescia, 22 giugno 2011
La Giunta sezionale ANM di Brescia

martedì 21 giugno 2011

La Svezia, la fiducia : allargare gli orizzonti

Vorrei condividere con voi almeno qualche spunto dell’esperienza che ho fatto visitando per due settimane gli uffici delle procure svedesi, e in particolare quelle di Stoccolma.
Credo che alcune delle provocazioni che ho raccolto da questo viaggio dovrebbero essere un’occasione per riprendere in mano il coraggio di essere all’avanguardia, di chiedere noi per primi quelle riforme indispensabili per diventare una giustizia moderna nel senso migliore del termine.
Le aggressioni e gli insulti degli ultimi anni hanno comprensibilmente fatto "arroccare" la magistratura per la preoccupazione che  qualsiasi modifica assuma i connotati di una punizione… Questo è possibile e sono il primo a riconoscerlo (vedere la proposta di riforma costituzionale…), ma dobbiamo anche comprendere che se non saremo capaci di essere noi un passo avanti, i cambiamenti arriveranno lo stesso travolgendo anche quello che invece vogliamo difendere e preservare della giustizia e del modello di magistrato che ci consegna la Costituzione.

Anzitutto balza agli occhi quanto il loro sistema sia più snello : solo 50/100 casi all’anno sono decisi dalla Corte Suprema (l’equivalente della nostra Cassazione, che prende circa 400 decisioni al giorno), la quale può respingere gli altri ricorsi senza alcuna motivazione se non l’irrilevanza (vengono decise solo questioni effettivamente nuove o indecise… come se da noi ci fossero solo le Sezioni Unite!)
Ovviamente hanno una criminalità meno complessa e pericolosa (in particolare non conoscono fenomeni mafiosi e la corruzione si riduce a pochi casi isolati), tuttavia hanno investito moltissimo nella specializzazione delle Procure : hanno degli uffici nazionali per reati ambientali, domestici, per quelli economici e per la corruzione; in questo modo hanno creato team estremamente specializzati con forze di polizie addestrate e anche il contributo di altre competenze (hanno dei consulenti economisti ad esempio…). I colleghi sono letteralmente increduli quando gli spiego i pm italiani, salvo quelli delle procure più grandi, si devono occupare di tutto.
Non fanno i processi in contumacia (tanto è vero che Assange è ricercato perché deve rispondere al pm e non perché sia pendente una misura cautelare) e tanto meno quelli contro gli irreperibili ; inoltre non fanno nemmeno il processo se sanno che una persona è già stata condannata per un reato sensibilmente più grave (non cambierebbe di molto la pena e quindi si risparmiano la procedura!).
La prescrizione è breve per esercitare l’azione penale (2/4anni), ma dopo diventa LUNGHISSIMA (10/15 anni di processo… e infatti ha un’incidenza uguale a ZERO, contro le nostre decine di migliaia di processi morti...).
Non conoscono tutte le nostre sanzioni di inutilizzabilità o nullità delle prove : sono sbalorditi dalle nostre regole mentre da loro in sostanza va tutto nelle mani dei giudici che poi valutano. Sono molto preoccupati della sostanza e molto poco attaccati alla forma (mentre da noi sappiamo che è tutta una gara per far sopravvivere la prova…).
Il fascicolo processuale è sempre e sin da subito informatico (compresi tutti gli atti di polizia giudiziaria) e comunque va tenuto presente che la maggior parte dei pubblici ministeri si occupa di non più di 50 indagini in totale: vi lascio immaginare le loro facce quando spiegavo che per noi è normale avere affidate 7/800 indagini (e talvolta sono migliaia…), nonché che siamo responsabili anche di tutte le indagini contro ignoti, oltre al fatto che spesso il peso dei reati che noi trattiamo è assai più consistente.
Potrei continuare con molti altri esempi, ma quello che più di tutti volevo lasciarvi come ultima provocazione riguarda il sistema di reclutamento dei pubblici ministeri (hanno una netta separazione delle carriere e d’altronde nemmeno riescono a immaginarsi i problemi di indipendenza dal potere che noi ben conosciamo).
Non hanno un concorso nazionale, poiché la scrematura iniziale avviene tramite il numero chiuso all’università e i voti: solo i migliori possono accedere a due anni di stage presso i tribunali. A quel punto chi vuol fare il pubblico ministero fa una domanda e la scelta avviene sulla base di colloqui e test di idoneità ; vengono così valutate (da un ufficio del personale interno al procura generale di Stoccolma) molte qualità ritenute indispensabili : equilibrio, capacità di organizzarsi e rapportarsi con gli altri, lavoro sotto stress e altre.
Ora, non dico che tutto possa ridursi a un quiz (come diceva Arbore!), ma se ci fosse la possibilità di sperimentare un sistema di valutazione e selezione che consideri queste qualità… io sarei seriamente a favore ! Sono convinto che spesso un buon pm non sia quello che meglio sa scrivere un trattato di diritto, ma colui che sa coordinare e valorizzare il lavoro delle persone attorno a lui, sopportando stress e pressioni con equilibrio.

Aggiungo, per consolarci, che quasi tutti i colleghi svedesi hanno espresso la loro ammirazione per i pubblici ministeri italiani, immaginandosi le difficili condizioni in cui lavoriamo, sia per i fenomeni criminali che per il contesto istituzionale a loro ben noto. D’altronde è anche evidente che la nostra professionalità nel contrasto a mafia e corruzione e la nostra elaborazione teorica anche con riferimento alle garanzie processuali sono una ricchezza enorme per tutti i paesi europei.

Le differenze sono molte ma quasi tutte si possono ricondurre a un dato culturale di fondo che pervade il sistema svedese ma che qui è totalmente dimenticato : la FIDUCIA.
 Questo è un fattore essenziale per la vita dellle istituzioni che da noi manca per ragioni storiche e culturali ; non mi illudo che cambiando il sistema si possa ritrovare magicamente questo anello, ma allargare i nostri orizzonti ci può fornire tanti spunti di riflessione e di proposte… e avviare un cammino.

At the end of all our exploring we will be where we starter …and know the place for the first time” (T.S. Eliot)
(alla fine di tutto il nostro esplorare, ci ritroveremo dove siamo partiti...e conosceremo quel posto per la prima volta)


martedì 14 giugno 2011

si può fare ?!?

"Si può fare !!!" ...così esclamava il geniale Gene Wilder del cult "Frankestein Junior"...
Ho preferito non scomodare il più impegnativo e retorico "YES WE CAN" di Obama, ma il concetto è quello e non si tratta di una questione di parte o politica in senso basso, ma di un mutamento sociale.
Non devo essere io nel mio ruolo a dare valutazioni al messaggio politico delle amministrative e soprattutto del referendum ; quello che mi pare però davvero epocale è che questa volta, finalmente, i mass media non la fanno da padroni... il quinto potere è stato sconfitto dal sesto potere (diciamo così...) : la rete.
In questo senso sono felice di osservare che sta succedendo qualcosa di simile a quello che ha portato Obama alla poltrona di uomo più potente del mondo : a prescindere dalla eventuali e parziali (e forse inevitabili) delusioni della presidenza di Obama (che però resta un grande segnale di modernità e rinnovamento)... l'analogia sta nel fatto che il consenso ha "by-passato" i grandi media e le lobby, arrivando a travolgere tutto dalla rete.
Da almeno due anni dicevo che l'unica speranza veniva da questo nuovo spazio di conoscenza e incontro : i nuovi cittadini hanno la concreta possibilità (e i giovani anche l'abitudine e l'attitudine) di formarsi un'informazione più indipendente, pluralista e diretta tramite blog, siti, social network, wikileaks, testimonianze dirette su you tube...
Questo è un fatto sociale enorme in un Paese come il nostro, dove tutto sembrava ancora ancorato ai vecchi TG e ai grandi editori.
Se si saprà convogliare questa trasparenza in partecipazione attiva e costruttiva (e non si scadrà in una forma di anti-politica demagogica in cui purtroppo ultimamente pare caduto Beppe Grillo) , potremo veramente prosegire un percorso di rinnovamento sociale e culturale, prima che politico.

SI PUO' FARE !!!

sabato 11 giugno 2011

quel che resta del legittimo impedimento... è comunque troppo

E' ancora importante andare a votare per l'abrogazione delle norme sul legittimo impedimento , anche se la Corte Costituzionale le ha già significativamente modificate...?

La legge n. 51/2010 fu esplicitamente approvata per mettere una pezza alla falla che si era creata con la cancellazione del lodo Alfano, ovvero delle norme che sospendevano i processi per le prime tre cariche dello Stato (tra cui, guarda un pò, quella del Presidente del Consiglio). 

La Corte Costituzionale disse che non si potevano violare il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge senza una norma di rango costituzionale, ovvero votata da un'ampia maggioranza con procedure particolari, volte a garantire il coinvolgimento delle opposizioni e/o il consenso dei cittadini tramite referendum. 

Il rischio di lasciare senza copertura il premier portò in fretta e furia alla legge sul legittimo impedimento , che mirava a dare comunque una possibilità di sospendere "di fatto" i procedimenti sgraditi in attesa di realizzare un lodo Alfano costituzionale (l'unica strada per chiudere del tutto la partita e non rischiare nuove censure dalla Corte).

Mettiamo subito in chiaro che il legittimo impedimento nel nostro ordinamento esiste già : è un istituto che garantisce la partecipazione dell'imputato e del suo difensore al processo, così che se uno di loro documenta un impedimento reale e assoluto il processo non può celebrarsi e deve essere rinviato.

La legge in discussione consentiva però al Presidente del Consiglio (e ai ministri) di ottenere un rinvio del processo facendo certificare dalla Presidenza del Consiglio (o dai rispettivi Ministeri) il fatto che erano impegnati in particolari attività istituzionali : la valutazione della LEGITTIMITA' dell'impedimento era cioè lasciata di fatto all'imputato stesso e non rimessa alla decisione del Giudice.

Questo sistema, che realizzava anche una violazione della divisione tra poteri oltre che del principio di uguaglianza, è stato sostanzialmente "disinnescato" dalla sentenza della Corte Costituzionale, la quale ha correttamente ridato al Giudice il potere di valutare il legittimo impedimento addotto dalla parte e di scegliere se rinviare o meno. 
In poche parole : rispettare le prerogative e gli impegni istituzionali dei membri del Governo non può voler dire sacrificare del tutto la possibilità che la giustizia compia il suo corso.

Oggi quindi è stato ristabilito un equilibrio teoricamente accettabile: perché allora cancellare anche quel che resta del legittimo impedimento ?
Credo che l'importanza e il significato di una vittoria dei "SI'" sarebbero soprattutto simboliche: un messaggio dei cittadini ai loro governanti con il quale si ricorda loro che la legge è uguale per tutti e che gli italiani non sono dei sudditi.
D'altronde se è vero che molti ordinamenti prevedono immunità per gli esponenti del potere legislativo ed esecutivo, è anche vero che nessun altro Paese occidentale conosce i livelli di corruzione e di collusione con la criminalità organizzata del nostro sistema politico (e questo lo ha confermato anche di recente Pisanu, membro del PDL e Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia). 
A ciò si aggiunga che in Italia le autorizzazioni a procedere (quando esistevano ancora) e l'autorizzazione agli arresti (vedi Cosentino) non sono stati degli strumenti per trovare equilibrio tra i poteri ed evitare persecuzioni politiche...ma si sono trasformate di fatto in uno strumento di impunità della classe dirigente.

Leggi come quella sul legittimo impedimento seminano ambiguità, portano disuguaglianza e affermano impunità , mentre l'Italia ha bisogno di trasparenza, credibilità e legalità.

domenica 5 giugno 2011

Politica e giustizia, dubbi post elettorali

1) De Magistris:

Credo che dobbiamo fargli tutti gli auguri, sperando che riesca a rinnovare e ripulire la gestione della cosa pubblica a Napoli. Il suo successo personale non si discute, ma questo non mi toglie il pensiero che rappresenti una anomalia. Anomalo non perché magistrato che fa politica (a me semmai non vanno quei magistrati che dopo aver fatto politica tornano a esercitare la giurisdizione), ma perchè magistrato che arriva alla politica sull’onda del clamore di alcune sue specifiche inchieste (nemmeno concluse). Io ero e resto tra quelli che credono che sia statoostacolato nelle sue indagini perché andava a scomodare poteri forti (e loschi) e che il Csmavrebbe dovuto distinguere tra chi ha condotto inchieste in buona fede commettendo (in ipotesi) errori tecnici, da chi invece emergeva compromesso con poteri locali e collusioni imbarazzanti. Ma resta anomalo e in parte mi preoccupa che la politica possa diventare (parafrasando Von Clausewitz) la continuazione delle indagini con altri mezzi. Forse è una stortura inevitabile e persino utile in un paese in cui la legalità non é scontata? Però mi lascia ugualmente qualche disagio e dovremmo tutti sperare di andare verso un futuro nel quale difendere la legalità sia presupposto di ogni parte politica: ciò sarà possibile forse solo quando avremo ridimensionato (se non sconfitto) corruzionecriminalità organizzata, poiché questi non sono solo fenomeni criminali, ma anche di potere(e diventa quindi difficile che inchieste giudiziarie non abbiano quanto meno una possibile valenza politica, pur non muovendosi con intenti politici).

2) Alfano:

Può un Ministro della Giustizia, con un settore al collasso come il nostro, fare anche ilcoordinatore unico nazionale di un grosso partito, come riferiscono i quotidiani? Sono funzioni compatibili per impegno e per caratterizzazione politica del ruolo? Io credo che il Guardasigilli dovrebbe essere uno dei ministri più “istituzionali” e meno “politici” (nel senso fazioso del termine) del governo. Il che aiuterebbe magari a discutere in maniera seria e serena di riforme. Va bene, lo so, questa è una domanda retorica e poi in Italia non sempre basta il ruolo istituzionale per indurre i protagonisti a comportamenti sobri e congrui, ma a me piace pensare a volte che potremmo diventare un paese normale, dove, ad esempio, il Ministro della Giustizia non incontra i difensori del premier in un processo in corso.

Che ci posso fare se sono un inguaribile e ingenuo idealista?

A certe cose non voglio abituarmi mai.

mercoledì 1 giugno 2011

Politica e Giustizia : dubbi post-elettorali


Politica e giustizia, dubbi post elettorali
1) De Magistris:

Credo che dobbiamo fargli tutti gli auguri, sperando che riesca a rinnovare e ripulire la gestione della cosa pubblica a Napoli. Il suo successo personale non si discute, ma questo non mi toglie il pensiero che rappresenti una anomalia. Anomalo non perché magistrato che fa politica (a me semmai non vanno quei magistrati che dopo aver fatto politica tornano a esercitare la giurisdizione), ma perchè magistrato che arriva alla politica sull’onda del clamore di alcune sue specifiche inchieste (nemmeno concluse). Io ero e resto tra quelli che credono che sia statoostacolato nelle sue indagini perché andava a scomodare poteri forti (e loschi) e che il Csmavrebbe dovuto distinguere tra chi ha condotto inchieste in buona fede commettendo (in ipotesi) errori tecnici, da chi invece emergeva compromesso con poteri locali e collusioni imbarazzanti. Ma resta anomalo e in parte mi preoccupa che la politica possa diventare (parafrasando Von Clausewitz) la continuazione delle indagini con altri mezzi. Forse è una stortura inevitabile e persino utile in un paese in cui la legalità non é scontata? Però mi lascia ugualmente qualche disagio e dovremmo tutti sperare di andare verso un futuro nel quale difendere la legalità sia presupposto di ogni parte politica: ciò sarà possibile forse solo quando avremo ridimensionato (se non sconfitto) corruzionecriminalità organizzata, poiché questi non sono solo fenomeni criminali, ma anche di potere(e diventa quindi difficile che inchieste giudiziarie non abbiano quanto meno una possibile valenza politica, pur non muovendosi con intenti politici).

2) Alfano:

Può un Ministro della Giustizia, con un settore al collasso come il nostro, fare anche ilcoordinatore unico nazionale di un grosso partito, come riferiscono i quotidiani? Sono funzioni compatibili per impegno e per caratterizzazione politica del ruolo? Io credo che ilGuardasigilli dovrebbe essere uno dei ministri più “istituzionali” e meno “politici” (nel senso fazioso del termine) del governo. Il che aiuterebbe magari a discutere in maniera seria e serena di riforme. Va bene, lo so, questa è una domanda retorica e poi in Italia non sempre basta il ruolo istituzionale per indurre i protagonisti a comportamenti sobri e congrui, ma a me piace pensare a volte che potremmo diventare un paese normale, dove, ad esempio, il Ministro della Giustizia non incontra i difensori del premier in un processo in corso.

Che ci posso fare se sono un inguaribile e ingenuo idealista?

A certe cose non voglio abituarmi mai.