"the problems we all live with" di norman rockwell

giovedì 8 ottobre 2015

La VIOLENZA contro le DONNE: trovare GIUSTIZIA è POSSIBILE!

L'ennesima drammatica vicenda di violenza contro una donna (e contro le donne...) ci colpisce nello stomaco e rischia di insinuare sfiducia e scoraggiamento... soprattutto nei pensieri delle tante vittime in silenzio, che temono di non poter denunciare, di non poter avere aiuto, di non poter trovare giustizia.

Nel mio lavoro di pubblico ministero mi sono occupato e mi occupo di centinaia di vicende che hanno visto vittima una donna: maltrattamenti in famiglia (572 cp), atti persecutori (stalking 612 bis cp), abusi sessuali... una miriade di dolorose storie personali nelle quali purtroppo dobbiamo osservare come sia ancora diffusa una concezione della donna come oggetto di dominio e possesso.

Per questo la violenza contro una donna spesso è manifestazione di violenza contro le donne.

Ogni storia diversa e unica... eppure troppe storie tra loro simili

- un maschio (chiamarlo uomo mi sembra francamente troppo) che non accetta la libertà della propria compagna o dell'oggetto comunque dei suoi desideri (e della sua rabbia)
- una donna che vive nel timore di non potersi difendere e di non avere alternative o vie di uscita
- un contesto sociale che talvolta ignora o sottovaluta i segnali della violenza che sta maturando e che prende forma
Purtroppo ho anche spesso osservato come la prima figura a lasciare indifesa la donna sia la vittima stessa che, per timore o malintese eredità culturali, lentamente inizia ad accettare e a ritenere ammissibili e perdonabili comportamenti violenti e prepotenti (ricordo che in sicilia la figlia di una donna oggetto di violente aggressioni da parte del marito mi disse che tutto sommato si trattava di cose normali e che immaginava che anche a me sarebbe capitato di alzare le mani qualche volta...). 
Ciò è tanto vero che di frequente vediamo querele ritirate a distanza di tempo, con l'effetto di depotenziare moltissimo la nostra possibilità di perseguire le condotte illecite. Talvolta le rimessioni di querela sono frutto di autentici percorsi di ricongiungimento e di assunzione di responsabilità, ma altre volte si tratta di illusorie tregue figlie solo dei timori per le conseguenze penali o del disperato tentativo di salvare il rapporto.

Di fronte a queste vicende però noi riusciamo a intervenire e ancora di più è quello che potremmo fare se crescesse una diffusa consapevolezza e sensibilità del problema.


Anzitutto per questi delitti il sistema penale offre strumenti utili e nella mia esperienza personale molte volte l'intervento di una misura cautelare (quali il divieto di avvicinamento alla persona offesa o l'obbligo di allontanamento dalla casa famigliare) ha efficacemente interrotto le condotte e messo in sicurezza le vittime... spesso in maniera definitiva!


Questo è il primo messaggio che vorrei mandare: nella stra-grande maggioranza dei casi (facendo tutti il nostro dovere... magistrato, polizia giudiziaria, difensori... e vittima capace di denunciare) lo Stato riesce a farsi presente e dare giustizia, dando tutela concreta.

Nulla si toglie alla sofferenza pregressa, ma l'affermazione giudiziaria della responsabilità può davvero essere il primo passo per un nuovo percorso per la vittima. E, si spera, anche per l'aggressore (a ciò sono volti per esempio i centri anti violenza per gli uomini che vogliono riconoscere e superare questo grave problema).
Grazie a recenti positive riforme, oggi le vittime di questi reati hanno comunque diritto al gratuito patrocinio e vi sono molte strutture di supporto: quindi denunciare si deve e si può!

Oltre a questo è evidente che si debba lavorare e molto sulla prevenzione: spiegando il fenomeno, sensibilizzando tutti e soprattutto affermando il valore e la dignità della donna nella società e nella famiglia.

Cominciamo dai nostri figli e dalle nostre figlie, raccontando e mostrando loro come non possa essere giustificabile alcun tipo di subalternità della donna... e poi proseguiamo sostenendo il lavoro femminile, in Italia ancora molto penalizzato (per ruoli, stipendi e supporti alla maternità).

Non basta scandalizzarci per l'ennesima storia di cronaca nera, lasciando magari che sia solo un'occasione di giornalismo morboso: occorre che ciascuno senta questa offesa alla donna e alle donne come un'offesa inaccettabile a tutti noi.

Occorre che i maschi diventino uomini.

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